Grumello: la città del vino

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La collina e il suo vino

Negli anni settanta un evento straordinariamente importante ha segnato la viticoltura grumellese: l’introduzione, con tutta la conseguente regolamentazione, della denominazione di origine controllata del Valcalepio. Il sistema del Doc Valcalepio, riconosciuto ufficialmente con decreto del Presidente della Repubblica nel 1976, limitatamente alle due tipologie di bianco e rosso, si è perfezionato definitivamente nel 1993 con l’avvento di una nuova tipologia di rosso, la “riserva”, caratterizzata da un invecchiamento più accentuato, e l’introduzione della tipologia "Moscato passito", destinata a valorizzare le varietà autoctone di vitigno. Dal 1997 poi un’ulteriore forma di garanzia, ancora più moderna e riconosciuta in tutto il mondo, si è aggiunta alla denominazione di origine: la certificazione del prodotto sulla base del profilo sensoriale e della sua ripetibilità.

Voluta dai produttori associati al Consorzio Tutela Valcalepio, che rappresenta il 99,6% della superficie iscritta all’albo dei vigneti per la doc, essa garantisce al consumatore che le bottiglie di Valcalepio con il marchio di CSQA corrispondono al profilo olfattivo e gustativo dichiarato dal disciplinare tecnico. E nel conseguire tale certificazione il Valcalepio è stato il primo in assoluto.

Il Doc Valcalepio, il cui emblema di tutela è rappresentato dal busto del più illustre condottiero di Bergamo, Bartolomeo Colleoni, ha dato sicuramente nuovo impulso all’enologia di Grumello del Monte, siglando l’inizio di una nuova, grande avventura che l’avrebbe portato a conquistare mercati vicini e lontani.

Grande attenzione è stata prestata dalle aziende all’addestramento degli operatori, alla vinificazione, all’affinamento dei vini, all’ammodernamento degli impianti, alla comunicazione e al marketing, nella ferma convinzione che anche una piccola zona di produzione può diventare grande nella qualità.

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